Saldo 2025 e acconto 2026: tutto quello che devi sapere sui versamenti di giugno
di Fabio Pratesi, Dottore Commercialista
Introduzione
Giugno è il mese in cui arriva il conto. Dopo mesi di dichiarazioni, calcoli e adempimenti, è il momento di mettere mano al portafoglio e versare quanto dovuto al fisco. Ma attenzione: non tutti i contribuenti pagano negli stessi termini, non tutti calcolano l’acconto allo stesso modo, e sbagliare anche solo la scadenza può costare caro. Questa guida fa chiarezza su chi paga cosa, quando e come, con particolare attenzione alle regole che interessano imprenditori e società.
Cos’è e come funziona
Il versamento di giugno riguarda due operazioni distinte che vengono effettuate contestualmente: il saldo delle imposte 2025 (IRPEF, IRES, IRAP, cedolare secca, IVIE, IVAFE) e la prima rata dell’acconto 2026 delle stesse imposte. Entrambe confluiscono nel Modello F24, ma hanno logiche di calcolo diverse.
Grazie alla proroga introdotta dall’art. 6, D.L. n. 89/2026, le scadenze si articolano su due binari distinti:
- Entro il 30 giugno 2026 (oppure entro il 30 luglio 2026 con la maggiorazione dello 0,40%) per i contribuenti “privati” e i soggetti non interessati dagli ISA.
- Entro il 20 luglio 2026 (oppure entro il 20 agosto 2026 con la maggiorazione dello 0,80%) per i soggetti ISA, compresi i forfetari, i minimi e i soci di società interessate dagli ISA.
Il saldo 2025 è la differenza tra l’imposta risultante dal Modello REDDITI / IRAP 2026 e quanto già versato a titolo di acconto. Non va versato se l’importo è inferiore a 12 euro per IRPEF e IRES, o a 10,33 euro per IRAP (valutato regione per regione).
L’acconto 2026 può essere determinato con due metodi alternativi:
- Metodo storico: si prende come base l’imposta risultante dalla dichiarazione 2025 (rigo RN34 per l’IRPEF, rigo RN17/RN28 per l’IRES, rigo IR21 per l’IRAP) e si calcola il 100% di tale importo, suddiviso poi in due rate.
- Metodo previsionale: si stima l’imposta che si prevede di dover versare nel 2026. Se si ritiene di guadagnare meno rispetto al 2025, è possibile versare un importo inferiore o non versare nulla. Attenzione, però: se la previsione si rivela errata, si pagano sanzioni e interessi.
Per quanto riguarda la ripartizione delle rate dell’acconto: i soggetti non ISA versano il 40% come prima rata e il 60% come seconda (entro il 30 novembre 2026); i soggetti ISA versano invece due rate uguali del 50% ciascuna.
Quando conviene e perché: l’esempio della società di capitali
Per un imprenditore che gestisce una SRL, il versamento IRES merita attenzione particolare. L’acconto IRES 2026 si calcola applicando il metodo storico al 100% dell’importo di rigo RN17 del Modello REDDITI 2026 SC.
Esempio pratico: una SRL con IRES dovuta per il 2025 pari a 24.000 euro, con esercizio coincidente con l’anno solare e approvazione del bilancio entro il 30 aprile, deve versare:
- Prima rata: 9.600 euro (40%) entro il 30 giugno / 30 luglio 2026 + 0,40%
- Seconda rata: 14.400 euro (60%) entro il 30 novembre 2026
Se invece la società ha già segnali chiari che il 2026 sarà un anno meno redditizio del 2025 — per esempio per la perdita di un cliente importante o l’avvio di investimenti che comprimono i margini — conviene valutare seriamente il metodo previsionale, versando meno in prima rata. La scelta va però documentata e valutata con attenzione, perché in caso di errore le conseguenze sono sanzioni sull’importo non versato.
Un caso particolare da tenere presente riguarda le SRL trasparenti (art. 116, TUIR): le modalità di calcolo dell’acconto IRES variano significativamente a seconda che si tratti del primo anno di efficacia dell’opzione, degli anni intermedi del triennio, o del momento in cui l’opzione non viene rinnovata. Un errore in questa fase può avere conseguenze importanti per i soci.
Attenzione a questi aspetti
Alcune criticità che vale la pena evidenziare:
Maxi deduzione nuovi dipendenti. Chi ha effettuato assunzioni a tempo indeterminato nel 2025 e ha beneficiato della maggiorazione del 20% prevista dall’art. 4, D.Lgs. n. 216/2023 (prorogata dall’art. 1, commi 399 e 400, Legge n. 207/2024) deve prestare attenzione al calcolo dell’acconto 2026. Con il metodo storico, la base di calcolo va determinata escludendo la maxi deduzione dall’imposta 2025: si paga come se il beneficio non ci fosse stato. Con il metodo previsionale, non si può considerare la proroga del beneficio anche per il 2026 (Circolare Agenzia delle Entrate 20.1.2025, n. 1/E).
Compensazione e visto di conformità. Chi utilizza crediti in compensazione orizzontale tramite F24 deve ricordare che il limite ordinario oltre il quale è obbligatorio il visto di conformità è fissato a 5.000 euro. Tale soglia sale a 50.000 euro per i soggetti ISA con punteggio 2025 (o media 2024-2025) almeno pari a 9, e a 20.000 euro per chi ottiene punteggio 2025 almeno pari a 8 (o media 2024-2025 di almeno 8,5), come stabilito dal Provvedimento Agenzia delle Entrate del 22 aprile 2026. I soggetti aderenti al CPB beneficiano dell’esonero dal visto fino a 50.000 euro a prescindere dal punteggio ISA.
Blocco delle compensazioni. Per effetto dell’art. 37, comma 49-quinquies, D.L. n. 223/2006, come modificato dalla Legge n. 199/2025 (Finanziaria 2026), la compensazione nel modello F24 è inibita in presenza di ruoli o accertamenti esecutivi affidati all’agente della riscossione per importi superiori a 50.000 euro complessivi (soglia abbassata dai precedenti 100.000 euro).
Soglie minime e import massimo. L’acconto IRAP non è dovuto se il “Totale imposta” di rigo IR21 del Modello IRAP 2026 non supera 51,65 euro per i soggetti IRPEF e 20,66 euro per i soggetti IRES. L’importo massimo compensabile annualmente nel modello F24 è fissato a 2 milioni di euro.
Conclusione
I versamenti di giugno richiedono pianificazione, non improvvisazione. La scelta tra metodo storico e previsionale, la corretta identificazione della propria categoria (ISA o non ISA), la gestione delle compensazioni e il rispetto delle soglie per il visto di conformità sono variabili che, gestite male, trasformano un adempimento ordinario in un problema straordinario. Un approccio strutturato, con il supporto di un professionista che conosce la situazione specifica dell’impresa, fa la differenza tra pagare il giusto e pagare troppo — o peggio, pagare con sanzioni.
FAQ
Cosa succede se verso l’acconto con il metodo previsionale e poi risulta insufficiente? Se l’imposta effettivamente dovuta per il 2026 risulta superiore a quanto versato in acconto, la differenza andrà versata a saldo nel 2027. Ma se l’importo non versato supera il 20% dell’acconto dovuto con il metodo storico, scattano le sanzioni per insufficiente versamento: attualmente pari al 25% della somma non versata, ridotte in caso di ravvedimento operoso. Il rischio va quindi valutato attentamente prima di scegliere questo percorso.
La mia SRL ha soci che vogliono optare per la trasparenza fiscale dal 2026: devo comunque versare l’acconto IRES? Sì, anche la società che intende adottare il regime di trasparenza ex art. 116, TUIR, dal 2026 è tenuta a calcolare l’acconto IRES 2026 con il metodo storico o previsionale, ignorando l’opzione nella determinazione della base. L’acconto così calcolato viene poi attribuito ai soci in proporzione alla quota di partecipazione, e ciascuno lo scomputerà dall’IRPEF nel Modello REDDITI 2027 PF.
Ho un credito IRPEF risultante dalla dichiarazione 2025: posso usarlo per ridurre la prima rata dell’acconto? Sì. Il credito IRPEF emergente dal Modello REDDITI 2026 PF (rigo RN46) può essere utilizzato in compensazione verticale per ridurre la prima rata dell’acconto IRPEF 2026, senza necessità di presentare il modello F24. In questo caso, la compensazione avviene direttamente in dichiarazione e l’importo netto da versare si riduce dell’intero credito disponibile.